Capitolo 5 - Conversazione con una mappa

scritto da Mystory90
Scritto 22 ore fa • Pubblicato 7 ore fa • Revisionato 7 ore fa
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Testo: Capitolo 5 - Conversazione con una mappa
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Il sole era ormai alto quando Reven, Draymor e Finn si chiusero nella cabina del capitano. 

La porta sbatté con un tonfo deciso. Fuori, la ciurma continuava il lavoro di routine, ma dentro l'aria sembrava più densa, come se la presenza della mappa avesse rubato ossigeno a tutti.

Reven posò la pergamena sul tavolo, stavolta senza srotolarla del tutto: lasciò visibile solo il cerchio centrale e le linee che si irradiavano come vene illuminate. La luce ambrata pulsava già, impaziente.

Draymor si sedette su una cassa, le braccia incrociate, l'espressione di chi sta per interrogare un prigioniero reticente. Finn rimase in piedi, le mani appoggiate al bordo del tavolo, gli occhi fissi sulla pergamena come se potesse costringerla a confessare con lo sguardo.

Reven fu la prima a parlare.

«Hai detto che è qualcosa di vivo. Più grande dell'isola creatura. Ottocento tentacoli di nebbia e rimpianto. Sii precisa. Cos'è?»

La voce emerse subito, lenta e divertita.

«Oh, guarda. La vice capitana vuole i dettagli. Che carina. Pensavi che ti avrei dato il nome, l'indirizzo e il numero di polpi da chiamare per lamentarti?»

Finn sbuffò, già irritato.

«Smettila di girarci intorno. Se ci stai guidando verso un mostro, almeno dicci che aspetto ha, quanto è pericoloso e come si uccide.»

La luce ambrata tremolò, come una risata trattenuta.

«Uccidere? Oh, tesoro, sei adorabile quando fai il coraggioso con le mappe. Primo: non si uccide. Secondo: non ha un aspetto. Terzo: è già qui da prima che i vostri bisnonni imparassero a non pisciare controvento. Si chiama l'Abisso Pensante. O almeno, così lo chiamavano quelli che sono sopravvissuti abbastanza a lungo da dargli un nome.»

Draymor inclinò leggermente la testa, la voce calma ma tagliente.

«L'Abisso Pensante. Suona come un titolo da taverna scadente. Spiega meglio.»

«Oh, il vecchio lupo di mare si offende per lo stile. Che tenerezza. Va bene, vi faccio il riassunto per deficienti nautici: immaginate un'intelligenza grande quanto un mare interno, fatta di nebbia, ricordi rubati e rimpianti solidificati. Non ha corpo fisso. Si manifesta come nebbia che respira, come onde che pensano, come isole che appaiono e scompaiono quando qualcuno ricorda troppo forte il proprio fallimento. I tentacoli? Non sono braccia. Sono fili di rimpianto che si allungano per afferrare le menti. Ti tirano dentro e ti fanno rivivere ogni errore della tua vita finché non ti dimentichi chi eri. Simpatico passatempo, no?»

Reven strinse i pugni sul bordo del tavolo.

«Quindi ci sta attirando per... nutrirsene?»

La mappa emise un suono che sembrava un ghigno.

«Brava, ci sei arrivata in meno di tre domande. Premiata con un biscottino immaginario. Sì, si nutre di rimpianto e di memoria. Più forte è il rimpianto che portate con voi – e credetemi, ne avete un carico bello pesante tutti e tre – più diventerà reale. Più reale diventa, più vi può toccare. E quando vi tocca... beh, diciamo che non tornate più gli stessi. O non tornate affatto.»

Finn si passò una mano tra i capelli, nervoso.

«Quindi stiamo navigando dritti verso una creatura che si nutre dei nostri sensi di colpa? Fantastico. E tu ci stai portando lì perché...?»

«Perché voi tre siete un buffet ambulante, ragazzo mio. E perché l'Abisso Pensante non è solo un pericolo: è anche una porta. Se riuscite a passare senza farvi divorare i ricordi, dall'altra parte c'è qualcosa che stavate cercando fin dall'inizio. Qualcosa che nemmeno il tuo paparino sa di voler trovare.»

Draymor alzò un sopracciglio, la voce bassa e pericolosa.

«Parla chiaro, pergamena. Cosa c'è dall'altra parte?»

La luce pulsò più forte, quasi offesa.

«Chiamami ancora "pergamena" e ti disegno una rotta che finisce dritta in un banco di meduse giganti, vecchio. Dall'altra parte c'è la Stella Oceana vera. Non l'oro, non le perle, non la caverna luccicante che avete saccheggiato come turisti ubriachi. La Stella Oceana è un luogo. Un punto preciso dove il mare ricorda. Dove tutte le rotte dimenticate si incontrano. Dove si può chiedere una cosa sola... e ottenerla, a patto di essere disposti a perdere qualcos'altro di pari valore.»

Reven si chinò in avanti, gli occhi fissi sulla luce ambrata.

«E tu come fai a sapere tutto questo?»

Silenzio per un attimo. Poi la voce, per la prima volta, perse un po' di sarcasmo.

«Perché io ero lì. Tanto tempo fa. Ero la mappa di un capitano che pensava di poter barattare il suo rimpianto più grande con un desiderio. Ha chiesto di riavere indietro una figlia che aveva perso in mare. L'Abisso gliel'ha data... ma gli ha preso tutti gli altri ricordi. Quando è tornato a riva non ricordava più nemmeno il proprio nome. Io sono rimasta con lui fino alla fine. E poi sono rimasta sola. Fino a voi.»

Finn deglutì.

«Quindi ci stai usando per... vendicarti?»

La luce tremolò, quasi divertita di nuovo.

«No, sciocco. Vi sto usando perché siete gli unici abbastanza stupidi, testardi e carichi di rimpianti da poter arrivare fino in fondo senza diventare cibo subito. E perché, in fondo, mi annoio da morire. Se devo morire di noia eterna, tanto vale vedere se riuscite a fare qualcosa di epico prima di farvi inghiottire.»

Draymor si alzò lentamente, posando entrambe le mani sul tavolo.

«Allora dimmi una cosa sola, mappa. Come si passa senza perdere se stessi?»

La voce tornò tagliente, ma con una nota quasi rispettosa.

«Dovete offrire un rimpianto ciascuno. Uno solo. Il più profondo. E dovete dirlo ad alta voce, davanti all'Abisso, mentre vi guarda. Se mentite, vi strappa via tutto. Se dite la verità... forse vi lascia passare. Forse vi dà quello che cercate. O forse vi mangia lo stesso, perché è uno stupido capriccioso. Bel gioco, eh?»

Reven guardò il padre. Draymor guardò Finn. Finn guardò la mappa.

Silenzio pesante.

Poi Reven parlò, la voce bassa ma ferma.

«Tre giorni, hai detto. Tre o quattro.»

«Più o meno. Dipende da quanto siete bravi a mentire a voi stessi.»

Reven annuì una volta sola.

«Allora prepariamoci. E tu... continua a parlare. Anche se sei insopportabile.»

La luce ambrata pulsò due volte, come una risata muta.

«Oh, tranquilla, ragazzina. Non ho nessuna intenzione di stare zitta. Sarebbe troppo noioso guardarvi affogare in silenzio.»

La porta della cabina si aprì. 

I tre uscirono sul ponte, lasciando la mappa illuminata sul tavolo.

Dietro di loro, la pergamena mormorò tra sé, solo per sé:

«Tre giorni per scegliere il rimpianto più grande della propria vita. 

Vediamo chi crolla per primo.»

E la Treasure continuò a navigare verso la spirale che si stringeva, con una mappa che non sapeva tenere la bocca chiusa... e
tre persone che, per la prima volta, cominciavano a chiedersi cosa fossero davvero disposti a perdere.

Capitolo 5 - Conversazione con una mappa testo di Mystory90
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